Avventure in Amazzonia: tre giorni da Indiana Jones

Tre giorni di completo disintossicarsi da tutto quello che è tecnologia: cellulare, computer, telefonate…tutto dimenticato per una breve (ma non brevissima) parentesi a strettissimo contatto con la natura.

Siamo arrivati a Manaus il pomeriggio precedente alla partenza effettiva per “la spedizione”, abbiamo girato brevemente la città alla ricerca della cena, ma poi a letto presto per farci trovare pronti l’indomani da Massimo (lui ha tradotto così in italiano il suo nome), la nostra guida in questo tour dell’Amazzonia. E’ brasiliano, ma parla la nostra lingua perché da piccolo ha frequentato una scuola italiana in Brasile gestita da volontari salesiani (infatti conosce molte canzoni di Baglioni e Celentano). Tuttavia nei tre giorni successivi ci dimostrerà di non aver affatto perso il contatto e la dimestichezza con la vita nella foresta, luogo in cui è nato e in cui, appare chiaro in diversi momenti, vede sempre la propria casa.

Brasile: Foresta Amazzonica

Brasile: Foresta Amazzonica

Giorno 1: Massimo ci viene a prendere in ostello e ci scorta fino al porto, dove prendiamo una barchetta a motore con cui raggiungiamo Araça attraversando il punto in cui il Rio Negro si incrocia con il fiume che poi confluisce appunto nell’Araça. Si può proprio notare nettamente nell’acqua una riga che separa due parti di fiume, con due colori diversi, che non si mischiano. Arriviamo in poco tempo al villaggio di Araça e il porto è molto suggestivo con il suo mercatino e le bancarelle che vendono il pesce, la frutta, ma anche più contemporanei spiedini di carne e il pastel, una specie di frittellona che può essere ripiena di prosciutto, formaggio, pollo, verdura… Noi però andiamo dritti ad un autobus che si riempie in poco tempo e ci fa macinare km, su km, su km, non saprei bene neanche quantificarli, per poi lasciarci in un altro punto di quella sponda del fiume. Un’altra barca (le dimensioni dei nostri mezzi di trasporto diminuiscono sempre di più e paiono sempre più artigianali) ci porta alla Pousada Araça, che sarà la nostra casa in questa avventura.

Sembra di essere arrivati nel cuore della Terra, sembra che il mondo sia tutto lì, nella foresta, da tanti che sono i rumori, le “voci” dei suoi abitanti e da tanti che sono ovviamente gli alberi. Sembra che la foresta ti abbracci e tenga tutti stretti nella sua morsa avvolgente. Gli alberi non lasciano quasi vedere il cielo se si alza il naso. Siamo sistemati in due casette di mattoni very very basic, ma questo ci immerge ancor di più dal primo istante nello spirito avventuriero che…ci servirà. Il tempo di lasciare gli zainetti nelle casette e si parte subito per la prima escursione in barca.

Il primo giro è un’introduzione ed una presentazione di noi ospiti alla foresta, o forse il contrario visto che giustamente mentre noi avanziamo con la canoa fra piccole ninfee ed i tronchi della foresta sommersa, lei, la foresta con i suoi abitanti, sembra continuare ad “esistere” esattamente come se noi non fossimo proprio lì ad osservarla. Durante la prima escursione procediamo esclusivamente a remi, Stefano e Cecco si offrono di dare una mano a Massimo con le pagaie. Sembra che il divertimento più grande dei nativi sia andarsi ad incastrare nei meandri della foresta, andando letteralmente a prendere a colpi di macete i rami degli alberi per poter passare negli anfratti. Probabilmente in realtà, la mia impressione che si possa tranquillamente passare con la barca da altre parti è sbagliata ed anzi Massimo sa esattamente dove ci sta portando: facciamo un giro nella foresta allagata e poi rientriamo per il pranzo.

Durante il pomeriggio, altro giro, e stavolta è con noi Lucas, un barcaiolo a cui attribuisco non più di una ventina d’anni, figlio dei gestori della Pousada: stavolta quindi alterniamo i remi al motore e raggiungiamo un punto ben più lontano del fiume. Godendo sempre lungo il tragitto dei fantastici panorami della mattina, arriviamo nella casa di un pescatore, ed anche noi abbiamo portato delle canne da pesca per l’occasione. Sono molto artigianali, sono delle canne a cui è attaccato un amo semplicemente con uno spago di plastica, ma Massimo ci assicura che saranno perfette per la pesca dei piraña. Infatti fra le acque nel fiume, insieme agli alligatori ed i delfini di cui abbiamo già avvistato la pinna dalla barca…ci sono anche loro! Massimo ci spiega subito che in realtà non è sempre pericoloso fare il bagno in quelle acque, ma che non bisogna immergersi se si hanno graffi o ferite sul corpo, perché come si sa questi particolarissimi pescetti dai denti aguzzi sono richiamati dall’odore del sangue. Ad ogni modo noi non proviamo l’ebrezza di una sguazzata ma ci diamo subito alla pesca e attraccata la barchetta ci sistemiamo sul pontile. Le nostre esche sono dei pezzetti di pollo crudo che affranchiamo agli ami. E qui inizia il divertimento: Lucas il barcaiolo è ovviamente il primo che “ci mette via” pescando un piraña enorme, ma poi anche Cecco ne piglia un paio, seguito a ruota da Ste che mette a segno anche lui un buon colpo. Io e Claudio non siamo così fortunati e siamo quindi anche i primi che ci stufiamo 🙂 …ma poco male perché nel frattempo è arrivato un tramonto mozzafiato che cattura la nostra attenzione. Rosa, rosso e arancio iniziano a mischiarsi nel cielo ed anche se il sole ovviamente scompare in brevissimo tempo dietro gli alberi all’orizzonte, lo spettacolo è comunque incantevole e presto tutti abbandonano le proprie lenze per fare foto. Una volta calato il sole ci avviamo per rincasare, ancora elettrizzati perché Massimo ci ha promesso che con il buio sarebbe stato più facile avvistare un altro abitante della foresta: il caimano. Procediamo a motore con una torcia elettrica, ma in certi punti andiamo a remi: è incredibile come Massimo riesca ad avvistare gli occhi degli alligatori che spuntano fuori dall’acqua e quindi a capire quando rallentare. Ci chiede silenzio assoluto quando ci avviciniamo alle ninfee e poco dopo con un gesto repentino caccia il braccio in acqua e ne tira fuori un piccolo esemplare di caimano: ci dice che è femmina e che ha più o meno un anno di vita e dopo aver tentato di farle aprire la bocca (ma la signorina non sembra collaborare), ce lo fa anche prendere in mano. La tecnica giusta è fare con la propria mano forte una lieve pressione sul collo, quel tanto che basta per non fargli scattare la mandibola ma non troppo da stringergli la gola. L’altra mano va sulla coda per non farlo divincolare. Facciamo qualche foto e video e poi liberiamo la nostra amica nell’acqua, così che possa tornare dalla sua mamma, che probabilmente ci ha osservato per tutto il tempo. Termina così la nostra prima spedizione nella giungla: ora a casa, cena ed a letto presto, che domani sarà ugualmente impegnativo.

Brasile: Foresta Amazzonica

Brasile: Foresta Amazzonica

Giorno 2: il programma prevede stavolta una passeggiata a piedi nei meandri della foresta, quindi ci vestiamo in lungo e ci cospargiamo letteralmente di repellente anti insetti, prima di prendere nuovamente la canoa per raggiungere un punto, che ci sembra lontanissimo, da cui partiremo a camminare.  Massimo ci guida fra gli alberi: ce ne sono veramente di tutti i tipi, a fusto grosso o più fine, o addirittura col tronco fatto di radici che salgono fino alla chioma, a foglie larghe o meno, con corteccia scura o chiara o striata. Ogni tanto ci feriamo per farci spiegare qualche curiosità, Massimo ci mostra quali sono le foglie e le radici adoperate a scopo medicale, anche per curare la malaria in modo naturale, o anche quelle usate ad oggi da tutti come “biglietto per un viaggio” mentale fuori dal proprio corpo… Pare che in passato fosse più una prerogativa degli sciamani usare queste sostanze, ma ad oggi le usano tutti, tanto che sono considerate delle droghe relativamente leggere. Ci imbattiamo anche in un bel po’ di termitai e formicai sui tronchi degli alberi: Massimo ci spiega una strategia che usano i cacciatori per girare indisturbati (più o meno) nella foresta. Si ferma davanti ad un formicaio brulicante di piccoli abitanti e ci mette una mano sopra, che viene immediatamente ricoperta da quelle che sono le formiche Las Locas. Constatato che non mordono, Massimo prima ne lascia salire quante più possibile, poi se le leva di dosso sfregandosi energicamente con la mano rimasta priva di formiche e ci fa annusare l’odore che gli hanno lasciato addosso gli insetti: effettivamente sa di qualcosa che ricorda un odore di resina molto forte e lui ci spiega che se un cacciatore si lascia ricoprire per più parti possibile da Las Locas prima di andare a caccia nella foresta, l’odore della sua pelle muterà abbastanza da farlo mimetizzare maggiormente nell’habitat circostante. Continuiamo ad avanzare sentendo altre piccole curiosità e poi Massimo ci accompagna in un villaggio di pescatori. Forse per quanto mi riguarda il momento più bello della giornata: visitiamo la casa di un cacciatore che ci mostra fiero la pelle di un’anaconda da 5 metri, poi ci lasciamo coinvolgere in una breve partitella di calcio con i bimbi del villaggio, i quali subito dopo ci portano a vedere un’altra importante capanna della loro realtà, ovvero dove si prepara la farina gialla, che è l’alimento base della loro alimentazione (un po’ come il nostro pane o la nostra pasta). Dopo questa fermata decisamente interessante, torniamo alla barca per raggiungere la Pousada, per pranzare e uscire nuovamente nel pomeriggio.

Brasile: Foresta Amazzonica

Brasile: Foresta Amazzonica

L’uscita pomeridiana è di nuovo in barca e di nuovo in mezzo alla foresta allagata: vediamo diverse specie di uccelli, pappagalli e bradipi che lentisssssimamente scalano gli alberi per raggiungere la cima alla ricerca di un raggio di sole. In realtà oggi un po’ invano, infatti l’avventura del pomeriggio è che, dopo esserci parecchio allontanati con la barca a motore, ci imbattiamo in un temporalone amazzonico. Quando ci accorgiamo che incombe e che non lo si può evitare perché si trova proprio nella nostra rotta per tornare indietro, ci bardiamo con le giacchette antipioggia e lo attraversiamo. Inutile dire che ne usciamo comunque completamente zuppi, anche perché ovviamente abbiamo dovuto fermarci più volte per creare dei varchi fra gli alberi dove passare e, come se non bastasse, agli inconvenienti si è aggiunto anche un imprevisto guasto al motore della barca. Per fortuna quando anche questo ha provato a rovinare i nostri piani, sia la gita, sia il temporale sono ormai finiti e ci troviamo anche più o meno in prossimità della casa dello zio di Lucas, che può darci una mano: prima ci fornisce un nuovo motore da applicare sulla nostra canoa, ma visto che qualcosa continua a non funzionare, alla fine ci porta a casa con la sua barca. Dopo cena, Cecco non è ancora stanco ed insiste per uscire di nuovo in barca per vedere le tecniche di pesca notturna: stiamo fuori poco tempo perché il tempo non è dei migliori, ma usciamo ugualmente accompagnati da Massimo e dal barcaiolo di un altro gruppo di ragazzi che è già rincasato. Come Lucas, anche questo ragazzo si rivela un vero esperto con le diverse modalità di procacciare il cibo “che nuota”: dapprima usa un arpione, lo lancia nell’acqua in un momento che sembra a casaccio, ma in realtà lo tira fuori con sulla punta un bel pescione. Poi per la seconda preda usa invece arco e freccia, con la stessa tecnica pesca un altro pesce di discrete dimensioni. Andiamo ancora un po’ più avanti e poi torniamo a casa, dopo un’interminabile giornata a contatto con la natura.

Il terzo e ultimo giorno in realtà ci vede protagonisti solo di una breve uscita in barca in mattinata, per salutare qualche bradipo che esce coraggiosamente allo scoperto nonostante la pioggia. Poi si torna verso Manaus: il battellino di Giuseppe, papà di Lucas, ci riporta ad Araça, dove ci attende un minivan che ci porta a sua volta al porto e rifacciamo il percorso all’inverso…

Brasile: Foresta Amazzonica

Brasile: Foresta Amazzonica

Ciao Ciao Amazzonia: penso la si possa riassumere pensando ad un colore verde sgargiante tutto intorno, a tramonti molto suggestivi e ad un’immersione a 360 gradi nella cultura nativa, anche se ovviamente la foresta non è solo questo: ci è capitato più volte di sentirci osservati. Noi felici di aver visto coccodrilli, bradipi e pappagalli colorati, ma chissà con quanta curiosità quelle migliaia di occhietti nascosti fra le foglie ci hanno osservato a nostra insaputa. Non sapremo mai quanti abitanti della foresta si siano chiesti come mai degli stranieri si trovassero nella loro casa…

Autore: Ilaria

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