Krabi, Phy Phy Lee e Ko Lanta…il paradiso sulla Terra

Facevo quasi ridere quando sono atterrata a Bangkok con la giacca a vento e il k-way sotto braccio: stavo per raggiungere i Cittadini del Mondo ed ero emozionatissima. Primo viaggio intercontinentale, primo vero incontro con paesi e culture totalmente diversi dalla mia.

Facevo ridere perché…lì a dicembre ci sono comunque 32 gradi all’ombra e, inutile dirlo, fa caldissimo: la città ti si appiccica immediatamente addosso, le urla dei cittadini, la frenesia delle loro giornate, ma anche il rumore, l’aria calda e un turbine di colori e profumi a cui decisamente noi occidentali non siamo abituati.

Un altro mondo, questa Thailandia.

Un mondo nuovo che i Cittadini del Mondo decidono di farmi scoprire partendo dalle isole, da quel fantastico mare di cui si legge ovunque, acqua cristallina e cielo terso. Perciò prendiamo subito un altro aereo per Krabi Town, nel sud del Paese.

Thailandia: 4 Island Tour

Thailandia: 4 Island Tour

Krabi è considerata una “città minore” della Thailandia, infatti appena arrivati ci rendiamo conto che non ci sia, nel centro in sé, granchè da vedere o da fare: ad ogni modo molto turistica, le tipiche bancarelle di cibo ad ogni angolo della strada si trovano comunque, così come svariati ostelli.

Dopo esserci sistemati contrattiamo con la signora che gestisce il nostro ostello il prezzo di un tour di alcune isolette, che prenotiamo per il giorno successivo e di buon mattino l’indomani, si parte!

Krabi infatti è il punto migliore per raggiungere ad esempio Tup Island e Chicken Island, due piccoli paradisi sulla Terra, anzi nel mare, precisamente nell’arcipelago di Ao Nang.

La prima è caratteristica per essere collegata alla sua “gemella”, Poda Island, da una sottile lingua di spiaggia proprio in mezzo al mare, su cui è possibile fare piacevoli passeggiate e godere del sole che batte su queste due isole e del panorama offerto anche da uno sprazzo di giungla al centro di Tup, che la rende un mix fra paesaggio marino e ambiente verde e rigoglioso…davvero carino! Solitamente questa è la prima tappa del tour delle isole suggerito, perché con l’avanzare della giornata la marea sale fino a coprire tutta la passeggiata.

Su Chicken Island invece non approdiamo, questa è la scelta del nostro “capitano”, e quindi la ammiriamo solo durante lo snorkeling che facciamo nei paraggi e dalla barca: così denominata per uno scoglio enorme a forma di pollo, la sua struttura verticale ricorda quella del collo del pennuto e c’è anche una sporgenza a forma di becco.

Visitiamo poi un’isoletta più piccola che ci dicono essere conosciuta per la presenza di scimmiette nella parte sul retro, non immediatamente visibile dalla spiaggia; in realtà, pur facendo una passeggiata anche da quelle parti non ne incontriamo, ma ci godiamo un po’ di ristoro all’ombra delle piante e lontani dalla spiaggia.

Dopo questo primo tour fra le isole del sud della Thailandia, nei giorni successivi decidiamo di fare rotta verso l’isola di Phy Phy, decisamente la più bella fra queste oasi nel mare: un’isola vivace e colorata, scoppiettante di vita perché molto turistica e con una presenza considerevole di giovani. Per chi ci è stato, definirei quest’isola dalle stradine strette un’Atene dei tropici.

Gente del posto: pescatori, ristoratori, gestori di ostelli e alloggi di vario genere…dividono la loro bellissima isola con ragazzi di ogni parte del mondo, in vacanza, di passaggio, oppure che hanno scelto di insediarsi lì aprendo un’attività, come dimostrano le varie casette di appassionati di Diving, che offrono lezioni di immersioni e attrezzatura da sub per vedere le bellezze di questo mare ricco di pesce.

Noi scegliamo invece di esplorare i dintorni sopra la superficie del mare e questa volta, al posto che ad un tour organizzato, ci affidiamo ad un barcaiolo “privato”, con cui stabiliamo un forfait per una giornata in giro per gli isolotti vicini e fra le acque cristalline circostanti a Phy Phy. Così dopo aver trovato come compagni di viaggio un ragazzo tedesco, due francesi ed un giovane ragazzino, che decidono di approvare il nostro tragitto, riempiamo la barca e ci diamo appuntamento per il mattino seguente.

Il programma del giorno stavolta prevede una sveglia alle 4, praticamente quando i ragazzi che popolano l’isola stanno andando a dormire a seguito di una notte di divertimenti: il motivo? Quale planning migliore di vedere un’alba sul mare? O forse soprattutto perché la prima tappa del nostro tour di oggi è Maya Bay.

Thailandia: Phi Phi Island, Maya Bay

Thailandia: Phi Phi Island, Maya Bay

Questa spiaggia è super famosa per essere stata location delle riprese del film The Beach, con Leonardo Di Caprio ed è necessario arrivare prima possibile al mattino, o quantomeno prima di imbattersi nei turisti che la prendono d’assalto. Una baia davvero molto bella, che tale sarebbe considerata anche se non fosse stata conosciuta per via del divo di Hollywood, soprattutto perché anche nel suo caso è perfetto il connubio fra mare cristallino in un’insenatura fra le rocce dell’isola di Phy Phy Lee e l’ambiente interno fatto di giungla e piante tropicali dal fusto enorme. Attività correlata può essere un ottimo snorkeling intorno all’isola, anche se ovviamente ci si deve allontanare leggermente dalle barche a motore che attraccano sulla spiaggia.

E infine la freneticissima Monkey Island, che come suggerisce il nome è brulicante di scimmiette (stavolta le incontriamo eccome!), assolutamente abituate a relazionarsi con gli umani, e che non si fanno per nulla desiderare. Curiose e per niente timide, ci assalgono (o forse noi assaliamo loro?) e scalano le nostre spalle fino a guadagnarsi una postazione sulla nostra testa, alcune si fanno coccolare, altre fanno per lasciarsi fotografare per poi fuggire vezzose un attimo prima del clic. Giochiamo un po’ con loro e qualche foto ricordo la portiamo a casa.

L’ultima tappa prima di tornare a Bangkok è l’isola di Ko Lanta, che raggiungiamo con traghetto nei giorni dopo. Notiamo subito che lì il mezzo di trasporto che va per la maggiore è il motorino, così anche noi ne noleggiamo un paio, al nostro ostello sul porto dal nostro folkloristico gestore, e questi ci scorteranno nei due giorni successivi in giro per l’isola. Ci informiamo su eventuali strade che è meglio non prendere e ci danno pressochè campo libero più o meno ovunque, ci armiamo di mappa cartacea e dedichiamo il primo pomeriggio alla costa nord dell’isola ed il giorno dopo alla parte sud.

Il primo giretto è una corsa nel vento caldo (anche in motorino non serve il giacchino da quanta afa c’è): man mano che il motorino si spinge in avanti vedo e sento cambiare diversi climi, è una gita nella giungla su una strada comunque asfaltata dove passano anche le auto. L’umidità cresce. Ciò che mi colpisce e che reputo incredibile è come si avverta l’idea di luoghi lontani dal porto e quindi più tranquilli, abitati da gente che noi definiremmo povera, che vive in case a cui magari manca la porta, ma che poi ha la jeep parcheggiata in giardino. Ci siamo chiesti più volte se potessimo definire quella povertà in senso assoluto o soltanto relativamente a quelli che sono i nostri standard, le nostre abitudini, i nostri canoni quotidiani. Uscire dall’ordinario a volte aiuta a riflettere…

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Proseguiamo verso la tappa successiva, la foresta di mangrovie, che visitiamo a piedi lasciando i motorini all’ingresso, nonostante ci sia anche la possibilità di un giro in kajak. Le ultime due tappe della giornata sono prima il villaggio degli Zingari del Mare, baraccopoli di pescatori dove i bambini si avvicinano curiosi per salutarci e semplicemente guardarci passare, probabilmente anche loro abituati e ricevere visite, nonostante quello che sembra il loro esilio lontano dalla civiltà. E poi finiamo a Ko Lanta Old Town, in cui ci godiamo solo una passeggiata sul molo al tramonto ed una cena.

La giornata successiva, l’ultima a Ko Lanta, è uggiosa e umida, ed i motorini ci portano a quella che è l’attrazione più caratteristica della parte meridionale dell’isola: le cascate. Un percorso di trekking nella giungla vi ci conduce, lo affrontiamo coraggiosamente in infradito e questo rende tutto forse un po’ più avventuroso: guadi, piante enormi, liane qua e là e tanto fango ma alla fine arriviamo alle cascate. Bisogna dirlo, non di grandissima portata, ma l’acqua è fresca e ci fermiamo per qualche foto in quella che rimane relativamente un’intima cava nonostante la presenza di altre persone.

La giornata finisce con un ritorno sotto la pioggia, che non ci dà fastidio solo perché siamo in un bosco di piante a foglia larga, ma appena usciamo dalla giungla un acquazzone ci costringe a sostare e ne approfittiamo per mangiare. La postazione a strapiombo sul mare del ristorante ci ripaga e dopo esserci rifocillati puntiamo verso casa, concedendoci qualche ultima sosta nelle spiaggette consigliate dalla mappa.

Autore: Ilaria

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