Mongolia – Ulan Bator: Un veloce assaggio di usi e costumi delle terre di Gengis Khan

Giro del Mondo: 5° Tappa – Mongolia e Ulan Bator

Da Ulan Bator, inaspettata metropoli, alla vita nei campi nomadi all’interno dei parchi nazionali

Mongolia

Mongolia – Highlights

Lasciamo Irktusk, ultima tappa in Russia, con il treno 362 del giovedi sera ed arriviamo alla piccola stazione di Ulan Bator il sabato mattina, dopo circa 30 ore di viaggio in territori per lo più desertici o con poche case sparse lungo il tracciato ferroviario. Durante il percorso viene sostituita un paio di volte la locomotiva.

E’ il 23 Ottobre e il clima rispecchia quanto ci aspettavamo, considerando che la città mongola è definita la “capitale più fredda del mondo”, con temperature che sono andate da circa -10 a 0°C durante le ore di sole. Un po’ disorientati dai tour operator che ci assalgono già sui binari nonostante siano le 6 del mattino per offrirci gite di uno o più giorni fuori città, attiviamo il GPS e ci facciamo guidare dallo smartphone verso il nostro albergo.

Mongolia (1)

Transmongolica – Il nostro vagone e’ in cerca della locomotiva

Fortunatamente in albergo ci consegnano immediatamente le chiavi della camera; pisolino, doccia e siamo pronti ad affrontare la nuova giornata. Ci avviamo subito verso il tempio principale della città, il Monastero di Gandantegchinlen Khiid, sede anche di un “college” per monaci, e troviamo ad accoglierci numerosi venditori di mangime per i piccioni e qualche venditore ambulante, principalmente di generi alimentari. Rimaniamo stupiti dalla veemenza con cui stanno litigando 2 signore con figli al seguito, che arrivano quasi a mettersi le mani addosso, nonostante la sacralità del luogo. Ovviamente il nostro mongolo è pari a zero e non capiamo quali siano le cause della lite. Arriva qualche monaco a chiedere timidamente di placarsi e dopo ulteriori insulti a vicenda, le signore si separano e vanno per la loro strada.

Entriamo quindi nel tempio principale dell’intero complesso e troviamo una statua dipinta d’oro di notevoli dimensioni, attorniata dai mongoli di religione buddhista che le girano intorno, facendo roteare le ruote di preghiera, recitando il mantra.

Mongolia (2)

Mongolia – Statua gigantesca

Visitiamo, poi, un altro tempio lì vicino, andando poi a pranzare con le prime specialità mongole in un centro commerciale. Saliamo poi su una collinetta per fare due passi digestivi e da lì contempliamo la vastità della città, che ci aspettavamo decisamente più piccola ed arretrata. Invece, vi sono numerosi grattacieli in centro ed una sconfinata quantità di case, che arrivano fino alle colline distanti diversi km.

Scendiamo e ci avviamo verso la piazza principale, non senza aver prima contemplato le evoluzioni di alcuni skater di fronte al museo di storia naturale. Nella piazza principale, Piazza Sùhbaatar, troviamo diversi noleggi di piccole auto radiocomandate; le guidano i bambini, ma sono i rispettivi genitori a telecomandarli in giro per la piazza. Vi è anche qualche artista di strada e molti cittadini locali che si ritrovano a scambiare due chiacchiere.

Mongolia (3)

Mongolia – Auto telecomandate in Piazza Sùhbaatar

La piazza è immensa ed al centro svetta la statua di Damdin Sùhbaatar. Su uno dei lati vi è, invece, il palazzo del governo, con un’enorme statua di Gengis Khan. Durante la solita sessione di foto e selfie, veniamo intercettati da un signore mongolo che ci propone diversi tour “fuori dall’ordinario” in uno stentato italiano (ma pare sapesse anche un po’ di francese, inglese, spagnolo…) e poi da un altro ragazzo che vendeva cioccolatini per beneficenza.

Vaghiamo ulteriormente per il centro finché il sole non tramonta ed al calare della temperatura optiamo per fermarci a cenare in un pub irlandese.

Mongolia (4)

Mongolia – Selfie in piazza Sùhbaatar

Il giorno successivo abbiamo appuntamento con Sara, una ragazza che ci ha contattato qualche giorno prima tramite Couchsurfing, offrendoci un tour di 2 giorni nel vicino parco nazionale Gorkhi Terelj, con visita alla statua di Gengis Khan, pernottamento in Ger e giro a cavallo. Controllato qualche referenza sul sito e considerato il tutto più che affidabile e conveniente rispetto alle normali agenzie, ci siamo accordati per un ritrovo in hotel alle 10.00.

Viene a prenderci in compagnia di Ochoo e passiamo poi a prendere un ragazzo russo che si unirà a noi. Ci dirigiamo tutti insieme verso le periferie di Ulan Bator e dopo una sessantina di km si innalza davanti a noi l’immensa statua di Gengis Khan a cavallo. E’ la statua equestre più grande al mondo e sorge nel punto dove è stato ritrovato lo scettro del comando dell’imperatore mongolo. E’ davvero imponente e gli occhi fieri fanno intendere il terrore suscitato nei suoi nemici.

Mongolia (5)

Mongolia – Statua equestre di Gengis Khan

Ci rimettiamo in auto e ci addentriamo nel Gorkhi Terelj National Park, fino a fermarci in uno dei tanti accampamenti costituiti da un edificio principale adibito a cucina/reception e da tante tende circolari tipiche mongole, chiamate Ger.

Una volta riscaldati intorno alla stufa e dopo aver goduto dell’ottimo pranzo preparato dalla famiglia che ci ospita, nel pomeriggio usciamo poi a fare due passi, raggiungendo il Monastero Aryapala dopo una lunga scalinata costellata da cartelli contenenti degli insegnamenti buddisthi. Non siamo per nulla stupiti del fatto che sia un luogo di meditazione; il silenzio e il panorama che ci circonda sono altamente suggestivi ed invitano alla riflessione di quanto è piccolo l’uomo rispetto alle meraviglie della natura.

Mongolia (6)

Mongolia – Terelj National Park, Aryapala Temple

Ci incamminiamo verso il nostro accampamento con la testa piena di mille pensieri e riflessioni… ma dura ben poco, in quanto appena troviamo alcuni sassi su cui arrampicarci, saltiamo da una parte all’altra, perdendo tutta la spiritualità acquisita poco prima.

Il sole scende dietro le montagne, colorando il cielo e noi formiamo un cerchio intorno al fuoco presente all’interno della nostra tenda, preparandoci per la cena. Siamo tutti stanchi dalla giornata, ma riteniamo poco opportuno coricarci già alle 20.30 e, dopo alcune chiacchiere e confronti sulle diverse nazionalità, esportiamo il gioco “Contatto”, che ci terrà impegnati fino a tardi.

Mongolia (7)

Mongolia – Notte in Ger/Yurte

Durante la notte cade un velo di neve che imbianca tende, prati e monti circostanti e rende il tutto ancora più piacevole agli occhi ed è inevitabile (per alcuni), uscire dalla tenda nonostante le temperature polari per ammirare il sole sorgere ed illuminare la vallata in cui risediamo.

Riscaldati dal thè e dalla colazione, concludiamo il nostro soggiorno presso i Ger con una gita a cavallo nei dintorni e successivamente con una sosta alla Turtle Rock, una roccia a forma di tartaruga che si trova lungo la strada d’accesso all’accampamento.

Ultima tappa, dopo pranzo, sarà il Sain Nomuun Monastery in una città ad una cinquantina di km da Ulan Bator dove torniamo trovando un discreto traffico, dovuto anche, secondo noi, al fatto che non c’è una regola per le auto di avere il guidatore a destra o a sinistra, ma sono dall’una o dall’altra parte indifferentemente. Molti conducenti fanno quindi fatica ad avere una completa visibilità in fase di sorpasso o di manovra.

Mongolia (8)

Mongolia – A cavallo!

Torniamo in albergo e la sera abbiamo qualche incomprensione con la cameriera al ristorante, che invece di portarci 2 piatti ce ne porta solo 1… pensavamo l’altro arrivasse, ma aspetta aspetta e la cucina ha chiuso… quindi cambio ristorante per farsì che entrambi potessimo mangiare e poi finalmente un meritato sonno.

L’ultimo giorno ad Ulan Bator ci incontriamo nuovamente con Ochoo, in quanto avevo dimenticato la tracolla della macchina fotografica nella sua auto e, per recuperarla, ci troviamo all’ingresso del museo nazionale mongolo. Un po’ di tempo perso dovuto al fatto che non accettavano la carta di credito per pagare l’ingresso (non è la prima volta che ci è capitato), ma poi entriamo ed Ochoo ci fa da guida attraverso i 4000 anni di storia della Mongolia.

All’uscita lo salutiamo e facciamo una passeggiata di circa un’ora fino alla collina che sovrasta la città, dove troviamo il Zaisan Monument. Ci godiamo il panorama sulla città e sull’area circostante e rimaniamo in contemplazione del drone che stanno facendo volare alcuni studenti americani, dopodiché torniamo al nostro alloggio, per far le valigie in previsione della partenza per Pechino alle 7.30 del mattino del giorno successivo. Ci concediamo una cena vicino all’albergo, dove un autoctono si auto-invita al nostro tavolo e, parlando un po’ a gesti ed un po’ inglese, ci fa capire che è stato poliziotto per diversi anni, ha visitato l’Europa, ma non l’Italia… e che quella sera era alla decima Vodka Tonic, ma che nonostante i 60 anni resistiva alla grande. Abbiamo comunque optato per accettare solo una birra di quelle che voleva offrirci e siamo poi tornati in albergo.

Mongolia (9)

Mongolia – Vista dallo Zaisan Monument

Clicca qui per la galleria fotografica della notte nei Ger

Clicca qui per la galleria fotografica di Ulan Bator

Clicca qui per tornare alla pagina principale della Mongolia

Autore: Ste

Trackbacks & Pings

Lascia un commento

Inline
Inline